NON C'E' POLITICA SENZA SPIRITUALITA'

Il vero problema del male profondo nell'umanità globalizzata : non c'è politica senza spiritualità.

Ma davvero dimensione spirituale dell’esistenza e politica sono inconciliabili? Davvero passioni civili e ideali sono incompatibili con la concretezza dell’agire nella storia e con l’ostico mestiere di mediare interessi contrastanti? Davvero la vita contemplativa e la vita activa - per usare termini della tradizione monastica  - sono tra loro alternative e reciprocamente escludentisi?

Ciascuno infatti potrebbe - e dovrebbe - trovare il proprio equilibrio personale tra vita interiore e presenza nella società, tra tempi e spazi di vita raccolta e di attività sociali. Ma la posta in gioco è ancora più alta e decisiva quando si vuole perseguire questo equilibrio dinamico tra dimensione spirituale e attività politica a livello di società civile.
In questo senso, la spiritualità - se vuole realizzarsi e non restare confinata nel non luogo dell’utopia o nel segreto dei cuori - dovrà non solo accettare ma anche desiderare di «farsi carne» nella vita pubblica e comunitaria; così come, reciprocamente, la politica dovrà sollevarsi dalla ripetitiva amministrazione dell’esistente per ricercare un «governo degli uomini» degno di tal nome. Governo che non è dominio sugli altri, né affermazione dei propri interessi, ma efficacia dell’autorità, capacità di «far agire», di promuovere cambiamenti, di suscitare attese e di confortarle con risultati concreti. 
In un mondo in cui si fa tanto parlare di «valori» e si fa così fatica a ritrovarli nel quotidiano, saper coniugare comunitariamente spiritualità e politica diventa allora un’esigenza ineludibile: le giovani generazioni presenti e future non ci chiederanno conto dei progressi di un mercato svuotato di senso né di una nobiltà d’animo nascosta nella nostra intimità, ma piuttosto di come avremo saputo tradurre i principi etici che ci abitano in realtà concrete, in politiche a beneficio dell’umanità, a cominciare dai più poveri. In fondo, l’interrogativo che Valadier pone è acuto: «E se la vita spirituale fosse una delle condizioni fondamentali di un'intensa vita sociale e politica?».

(ispirato ad un articolo di Enzo Bianchi sul quotidiano della Stampa)

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