A metà strada verso la vetta



Partiamo da un dato di fatto:

il mito della spiritualità contemporanea negli ultimi 50 anni, ha invaso l’occidente con una marea di informazioni spirituali che ormai riempiono le pagine dei quotidiani, gli spettacoli televisivi e le riviste patinate a larga tiratura. Classi di meditazione, tecniche di visualizzazione e rilassamento, yoga, sono insegnati in molte grandi aziende e la vita di celebrità spirituali è frequentemente oggetto della curiosità del pubblico.
La spiritualità è diventata non solo popolare, ma anche un grande affare. La New Age è un’industria
multimiliardaria, e alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali sono tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti.

Il ricercatore contemporaneo, durante il suo cammino spirituale, cade facilmente vittima di un numero enorme di miraggi, che occorre sapere riconoscere e affrontare. Scoprire le illusioni che abbiamo sul cammino spirituale può essere scoraggiante, se non addirittura deprimente; alcuni sostengono che ciò  rende possibili realizzazioni interiori che prima ci erano precluse.

Le motivazioni della ricerca dell’illuminazione


Uomo&Natura tra passato e futuro

Il rapporto dell'uomo con la natura fra passato e futuro


 sintesi delle relazioni tenute all’oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011

Per l’uomo attuale la natura viene vissuta come una realtà  che sta fuori di noi, di cui ci serviamo per nutrirci, vestirci, costruire case, macchine e così via, di cui ci consideriamo padroni sfruttandone i materiali e l’energia. Ciò corrisponde alla nostra moderna coscienza scientifica: guardiamo verso la natura come spettatori, ne studiamo le leggi con un approccio prettamente quantitativo e analitico, considerando la dimensione morale della nostra esperienza come una realtà privata e personale, del tutto staccata dalla ricerca scientifica. Una visione chiaramente dualistica. Quale conseguenza si evidenzia da questa impostazione ? E. Fromm la caratterizza dicendo: la scienza attuale ha un carattere necrofilo, cioè distruttivo nei confronti della natura. Il dramma ecologico ne è la più evidente espressione. Il principio analitico ha in sé un processo di divisione, un insieme viene fatto a pezzi e poi mi restano in mano le parti. Se tento di ricomporle ottengo una macchina, una sintesi artificiale, ma non una realtà vivente.
artista: Rob Mulholland

Se si va indietro nella storia ci si può rendere conto che non è sempre stato così: nel nostro medioevo, spesso caratterizzato come “oscuro” e primitivo, i monaci hanno dato vita a ciò che oggi ammiriamo come paesaggio rurale, con un rapporto del tutto costruttivo con la natura. In epoca ancora più antica l’uomo era riuscito ad ingentilire alberi selvatici facendone i nostri alberi da frutto, a trasformare le graminacee in grano da cui ricavare il pane, le vespe in api capaci di produrre il miele. Erano trasformazioni costruttive della durata di millenni e di cui oggi fruiamo ancora ampiamente. Con tutta la nostra scienza e il raffinato sviluppo tecnico, oggi non siamo in grado di raggiungere quanto hanno fatto i nostri predecessori. Come era possibile ciò? Possiamo ritrovare verso il futuro un rapporto biofilo, nel linguaggio di E.Fromm, con la natura?

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