L'ASSOLUTO INVITA SE STESSO


Solo la Sorgente appare. Solo l'Assoluto appare.  Tutto ciò che si manifesta è sempre e unicamente una espressione della Sorgente: l’universo visibile, il mondo, la storia della vita, il corpo-mente, le sensazioni, il senso di separazione, la ricerca dell’illuminazione.
E’ l’Uno che si manifesta come due, la nessuna-cosa che appare come ogni cosa.  Il teatro della ricerca è assolutamente senza significato né scopo; è un sogno da svegli, non c’è un’intelligenza più fondamentale che tesse il destino, né scelta che si presenti a  un qualunque livello. Niente nasce e niente muore. Non sopraggiunge niente. Ma questo, così com’è, invita il ricercatore apparente a scoprire la sua origine. Quando l’invito non è accolto da nessuno, allora si è visto che solo la sorgente è, stato di quiete senza causa, immutabile, impersonale a partire dal quale sorge in celebrazione un amore incondizionato. E’ il prodigioso mistero
è una maniera rivoluzionaria e fondamentalmente naturale di vedere la realtà. E’ ciò che la realtà è veramente. Il nostro condizionamento è credere che, da qualche parte, non vado per niente bene, che anche il mondo non va, e che dobbiamo fare qualcosa per cambiare tutto questo. E’ il condizionamento totale: le cose devono cambiare, migliorare e io devo diventare migliore. E’ rivoluzionario arrivare a vedere che, in realtà non capita niente, niente è mai cambiato, e che è sempre la stessa cosa. Solo i colori cambiano. Non c’è da andare da nessuna parte e niente da fare.
Non c’è da andare da nessuna parte perché non c’è nessuno che va da qualche parte, non c’è nessuna parte dove andare perché il paradiso è proprio qui.
Il paradiso è sempre, continuamente, proprio qui.
E’ una presa di coscienza rivoluzionaria che si situa così al di là del tempo e dello spazio e li ingloba totalmente. E’ incredibilmente semplice, e tutto si dissolve: tutte le nostre opinioni, le nostre concezioni su come dovremmo essere e cos’è l’illuminazione. Tutto questo si dissolve semplicemente.


Mi è sembrato, osservando la vita stessa, la manifestazione, che non è veramente altro se non impulso e resistenza. Questa è la manifestazione; però ciò che è veramente, non resiste assolutamente a niente. Questo è un po’ sorprendente. All’infuori di quella resistenza assoluta, o neutralità assoluta o amore assoluto, il fatto che la manifestazione dia impulsi e resistenze è fondamentalmente la vita.

Si, è ciò che sembra. Ma  l’insieme della vita emana dall’amore incondizionato, che è totalmente neutro, completamente neutro.
La manifestazione parrebbe portare energie positive e negative in conflitto permanente.
Ma in effetti si equilibrano sempre esattamente. La totalità delle cose si equilibra. Tutto ciò che fa l’esistenza sembra solo essere in cambiamento e in progressione, ma, in realtà, tutto è totalmente neutro e in quiete. E’ un mistero.




Una comprensione intellettuale prende forma in me nei termini della necessità d’un sistema di credenza in un’esistenza separata che si scioglie perché sopravvenga il risveglio. Da un’altra parte, ciò che sembra aggrapparsi più forte o manifestarsi come più intimo, è la paura. La paura di lasciar andare o della morte psicologica. Potete dirci qualcosa di più ?

Questo non si deve produrre. In qualche modo la mente cerca ancora un processo temporale.   Il ricercatore deve lasciar andare e  la nube deve svanire perché il sole sia presente. La mente interpreta immediatamente questo in termini di processo che deve arrivare. ( Prima che arrivi, il risveglio non può esserci. Pertanto la mente elabora sempre una lista di cose; anche due  o tre tappe devono compiersi prima che quello arrivi.) In effetti non deve arrivare proprio niente. Ma in un modo o nell’altro la mente inganna la coscienza dicendo: “Bene, ciò deve arrivare; di conseguenza dobbiamo mettere una sorta di paura su tutto quello per evitare quell’uscita”.
Per la mente ci sono molti modi di trovare una soluzione o un problema che riguarda il risveglio, perché non può capire il risveglio. Ciò che vede chiaramente, è che il risveglio la caccerà dal suo trono. Perciò, non resistete all’idea che si devono superare delle tappe. E se si presenta la paura, questo è l’invito. L’invito si manifesta attraverso i sensi, e non parlo di un racconto sul risveglio, ma della sensazione corporea della paura, che è ciò che è.


Potete dirci qualcosa in più sull’invito?

Sto facendo  un lungo giro per esprimere il fatto che ciò che guardate in questo momento è la sorgente di tutto ciò che è. E non è solo questo, è quello, è il muro, il pianoforte, tutto viene dalla sorgente dell’essere, dall’assoluto. Tutto viene dall’amore incondizionato, tutto è “ Un essere due”.
Tutto ciò che è manifestato proviene dalla sorgente della luce o dall’amore e di conseguenza, nella sua natura originale, è la nostra casa. E’ la sorgente, è ciò che siete. E dunque ciò che vedete siete voi stessi che vi manifestate come un fiore o un muro. E nella separazione, se diventate intimi con quello, qualunque cosa sia, siate ora il vostro posteriore sulla poltrona, il gusto del tè, l’auto che passa. L’intimità con quello è la dissoluzione del sé separato, illusorio. Può morire in quell’intimità, è come fare l’amore. Possiamo fare l’amore e sparire, si, può succedere. Ed è la stessa intimità  con ogni cosa, col muro, il suolo, un rumore, e le sensazioni nel corpo. Tutte sono come l’invito dell’innamorato: ritorna a casa. Tutto è semplicemente l’innamorato e la sua ragione d’essere è quella d’invitare il separato in apparenza  a ritornare a casa…
Così, viviamo in un invito totale! Poco importa la sua natura. Può essere una sofferenza emozionale, un pensiero non necessariamente spirituale, uscito dalla mente.
Tutto è sacro, tutto è invito, non c’è niente che non sia invito, che non sia l’innamorato.
Perciò non potete sfuggire alla vostra liberazione, sfuggire all’unità, perché è ciò che voi siete. 


Evidentemente, il ricercatore è invitato, ma quando il ricercatore non c’è più, l’invito non è più necessario.
Allora tutto è celebrazione.


(tratto da 3ème Millénaire n. 66 - Intervista a Tony Parson 2010)

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